Il brivido dell'eternità
L'Espresso
Arianna
1/9/2006


Un nuovo metodo per congelare il sangue senza cristalli riapre le speranze per l'ibernazione. Contando sull'aiuto dei nano-robot

Ibernati e felici. Sarà questo il nostro destino di esseri umani assetati d’eternità? Grazie alle ultime notizie dal mondo delle tecnologie del freddo, quella che finora è stata una chimera fantascientifica - la crio-preservazione - perseguita da un ristretto manipolo di adepti potrebbe essere sdoganata fino a divenire un’idea (prima ancora che un’applicazione) alla portata di molti. Il tentativo di congelare un essere umano

fino al giorno in cui si sarà resa disponibile la cura del male che ne ha minacciato la vita o determinato la morte non è nuovo. Ma l’allettante prospettiva è rimasta tale per un dettaglio nient’affatto secondario e che ha finora minato le fondamenta della “sospensione crionica” (popolarmente nota come ‘ibernazione’): il possibile danneggiamento delle strutture cellulari conseguente alla formazione di cristalli di ghiaccio sia nella fase di congelamento che in quella di “scioglimento” al momento di riportare il corpo (o parte di esso, magari solo il cervello) a temperatura ambiente. Ora però Anatoli Bogdan, ricercatore all’Università di Helsinki, ha pubblicato sul Journal of Physical Chemistry B uno studio dai risultati sorprendenti. Lo scienziato finlandese ha condotto una serie di esperimenti con quello che in gergo tecnico è detto LDA (low-density amorphous ice), ovvero ghiaccio amorfo a bassa densità, generato superraffreddando lentamente goccioline acquee diluite fino a renderle ghiacciate. Messo a temperatura ambiente, l’LDA torna a sciogliersi trasformandosi in acqua ad alta viscosità (highly viscous water, HVW). Ed ecco il punto: “La HVW può avere importanti risvolti pratici in medicina, criobiologia e criogenesi” sottolinea Bogdan, “Suona fantastico ma, effettivamente, il fatto che in una soluzione acquosa la componente acquea possa essere superraffreddata e poi riscaldata senza che si produca una qualche forma di cristallizzazione implica che, una volta creata l’adeguata crio-protezione, le cellule di piante e organismi viventi potrebbero essere criopreservate e sopravvivere”.
Una notizia del genere non potrà quindi che rallegrare non solo i grandi templi americani della crionica (Alcor in primis, che peraltro ha sempre sostenuto l’inesistenza di problemi legati alla cristallizzazione) ma anche Alexei Potapov, che nel 2005 ha deciso di fondare a Mosca KrioRus (www.kriorus.ru), la prima azienda crionica al di fuori degli Usa, con lo scopo di consentire a sé stesso e ai propri familiari di congelarsi a morte avvenuta fino a quando la medicina non avrà trovato il modo di riportarli in vita. Nel frattempo, Potapov, che come gli altri soci fondatori della sua società si dichiara un “transumanista” e crede che la tecnologia possa essere utilizzata per trasformare la vita umana posticipando indefinitamente la morte, ha ufficialmente inaugurato il suo business “immortale”: per 9mila dollari chi vorrà potrà affidarsi a KrioRus per trascorrere l’eternità, o perlomeno una sua porzione, in stasi crionica. I primi due clienti (o meglio, in questo caso i loro cervelli) sono già “in ghiacciaia”: si tratta della materia cerebrale di Lidia Fedorenko, un’insegnante di matematica deceduta all’età di 79 anni (il nipote ha deciso di seguire alla lettera le sue ultime volontà: “fatemi risorgere e vivere ancora 200-300 anni”) e di un ricco uomo d’affari sessantenne (coperto dall’anonimato) morto nel 2002 per un cancro alla gola.
Quando, 30 anni fa, vennero congelati i primi corpi, ci fu chi profetizzò che nel giro di tre decenni sarebbe stato trovato il modo di riportarli in vita. Ad oggi non c’è alcun segno di resurrezione post-ibernazione, per quanto si facciano parecchi esperimenti al riguardo, anche con un discreto successo. Un’équipe di esperti del Massachusetts General Hospital di Boston ha ibernato e riportato in vita 200 maiali (con una percentuale di successo del 90%). E all’università di Pittsburg è riuscito un esperimento su cani eseguito con un approccio tipicamente criogenetico, ovvero con la sostituzione del sangue, il congelamento e l'arresto cardiaco. Risale infine all’aprile dell’anno scorso la pubblicazione su “Science” (rigorosissima pubblicazione scientifica) dei risultati di un esperimento compiuto da un team del Fred Hutchinson Cancer Research Center in cui le funzioni vitali di un gruppo di topi sono state rallentate. “In questo modo si crea una sorta di coma ipodermico, con un battito di cuore lentissimo per impedire la degenerazione di tessuti attaccati da una malattia. La tecnica potrebbe essere una valida alternativa tanto all'eutanasia quanto all’accanimento terapeutico. Insomma, una terza via nel quadro della contrapposizione bioetica tra laici e cattolici”, spiega Riccardo Campa, sociologo della scienza, professore all’Università di Cracovia e direttore della World Transhumanist Association, “Il vero problema, infatti, è che le persone ora morte non devono soltanto essere risvegliate ma anche ‘aggiustate’ e non c’è nessuna garanzia che questo sia possibile”. Perlomeno non oggi. Ma la speranza non è svanita, semplicemente si è riorientata e ora risiede nelle potenzialità offerte dalle nanotecnologie, grazie alle quali forse un giorno si potranno costruire nanobots (robot dalle dimensioni infinitesimamente piccole) in grado di riparare le cellule a livello molecolare e ricreare nel cervello – l’organo più importante – le connessioni neuronali danneggiate se non addirittura aggiustare uno ad uno i singoli neuroni. “Grazie alle nanotecnologie potremo donare alle cellule nuova vita”, dice Potapov, che a 29 anni e con una formazione da programmatore informatico dimostra una disarmante fiducia nella scienza e nella tecnologia. E anche nel caso in cui il nostro corpo – una volta ‘redivivo’ - fosse troppo malandato per essere riparato e ritrovare tutta la sua funzionalità, le tecnologie del futuro fornirebbero un’alternativa: “Quando mia nonna resusciterà potrà scegliersi un nuovo corpo. Per allora saranno stati inventati nanobot in grado di trasmettere informazioni dettagliate dai suoi neuroni a un computer”, ha pronosticato in un’intervista al “St. Petersburg Times” Daniil Fedorenko, il nipote che ha fatto congelare il cervello della sua patriarca. In pratica, Fedorenko auspica la possibilità che la mappatura dettagliatissima del nostro cervello operata dai nanobot del futuro possa servire a creare un nuovo cervello, e da qui un nuovo corpo, dunque una nuova vita, attraverso quello che tecnicamente viene definito l’”uploading”, il trasferimento della mente da un supporto biologico a un altro supporto biologico o, addirittura, a un supporto sintetico. “Potremo mettere i nostri cervelli in corpi più sani e robusti, magari utilizzando organi creati in laboratorio e arti robotizzati”, sostiene anche Potapov.
“D’altronde”, dice Campa, “se la sospensione crionica è solo un’ipotesi la putrefazione è una certezza, perciò per alcuni vale comunque la pena di tentare. Se anche la probabilità di essere resuscitato è bassa è comunque superiore a zero. Essa non dipende tanto dal momento in cui inizia la sospensione, ma dagli sviluppi tecnici della società, da ciò che faranno gli scienziati là fuori in futuro. Ancora non abbiamo le tecniche di rianimazione nanotecnologica, ma per il sospeso non cambia nulla. Essere resuscitato fra cento o mille anni non fa molta differenza. Per il sospeso trascorre sempre e comunque soltanto un istante. Direi che per me sarebbe anche secondario il tipo di supporto della mia nuova vita: un corpo biologico riparato e ringiovanito o un corpo nuovo sintetico nel quale entrerei grazie all’uploading. L’importante è esistere”. Questo è quello che da oltre trent’anni va sostenendo il padre della crionica, Robert Ettinger, che alla veneranda età di 88 anni continua a sfidare i suoi contemporanei e a sostenere che i dubbi espressi sulla crio-preservazione derivano da un’inerzia culturale: “L’umanità ha accettato l’inevitabilità della morte, con le grandi religioni monoteiste che attribuiscono tutte le speranze a una vita eterna dell’anima, non del corpo”.
“Eppure, anche qualora avessero ragione i dualisti come Pitagora, Platone o Cartesio, secondo i quali potremmo essere un’anima in un corpo e, dunque, quando il corpo si spegne l’anima se ne va altrove, per sempre, io credo che la scelta crionica avrebbe comunque un senso”, conclude Campa, “Pensiamo al grande significato scientifico che avranno i corpi degli Homo sapiens per gli esseri senzienti del futuro. Se oggi gli antropologi potessero disporre di corpi perfettamente conservati di Homo habilis o Homo erectus potrebbero ottenere risposte a quesiti scientifici di importanza decisiva. Sospendersi crionicamente può allora essere visto anche come un gesto altruistico nei confronti della scienza e dell’umanità futura.”
Arianna Dagnino

Box - Sangue freddo senza più amore
Se mai in futuro si arriverà i a resuscitare i morti, come auspicano I fautori dell’ibernazione a oltranza, chi vivrà – o ri-vivrà - si troverà a fare i conti con un mondo e una società per forza di cose radicalmente diversi da quelli in cui è vissuto. Robert Silverberg, visionario e profetico scrittore, considerato con Philip K. Dick e Isaac Asimov uno dei più grandi scrittori di fantascienza, ha provato a prefigurarsi una realtà prossima in cui i progressi in campo medico permetteranno a tutti di esprimere nel proprio testamento la volontà di essere "rigenerati" dopo la morte. Come scopre a sue spese Jorge, il protagonista del racconto L'amore al tempo dei morti (in uscita per Fazi a settembre) - coloro che tornano dalla morte sono irrimediabilmente diversi dai "sangue caldo". I primi, infatti, hanno perso molte delle qualità che avevano in vita, in particolare la capacità di amare. Ma questa è fantascienza. La realtà crionica deve ancora manifestarsi.
A.D

FASCIONE

Il patriarca della crionica

Fu la pubblicazione nel 1964 del libro del fisico americano Robert Ettinger, “The Prospect of Immortality” (la prospettiva dell’immortalità) ad aprire il dibattito sulla crionica. Da allora, 150 corpi sono stati messi in sospensione crionica, 74 dei quali risiedono presso il Cryonics Institute di Clinton Township (nel Michigan) fondato e tuttora diretto dallo stesso Ettinger. Un migliaio di persone si sono già prenotate per essere sottoposte a questo trattamento dopo il decesso.

Il tempio della crionica
Il Timeship Project, soprannominato “il tempio dei transumanisti”, non è ancora sorto ma una volta terminato consentirà di preservare al suo interno, con tecniche di criogenesi come la biovetrificazione (abbassamento della temperatura senza formazione di cristalli di ghiaccio), materiali biologici quali le matrici genetiche delle specie viventi della Terra, cellule staminali per la creazione di nuovi tessuti, organi umani per trapianti e persino pazienti ibernati in attesa che la medicina trovi il rimedio alla loro patologia. Progettista del ‘tempio’ (è la possibilità di operare ininterrottamente per un seco autosufficiente in campo energetico per un secolo, immune dagli attacchi esterni e invulnerabile a cataclismiè l’architetto Stephen Valentine, formatosi nello studio Pei Cobb Freed & Partners
www.alcor.org

I precursori
L’American Cryonics Society (ACS, http://home.jps.net/~cryonics) è la più vecchia organizzazione non profit dedicata alla crionica del mondo. Fondata a San Francisco nel 1969, promuove la ricerca e la diffusione in questo settore. I primi esseri umani vennero sottoposti a sospensione crionica dalla ACS nel 1974 attraverso la Trans Time, una società privata creata dai membri dell’associazione.

Transumanisti sotto ghiaccio
Fra I più decisi sostenitori della crionic si contano I transumanisti, un movimento di persone (www.transhumanism.org )nato negli Usa e diffusosi poi in altri Paesi, inclusa l’Italia (www.transumanisti.it) e la cui carta dei principi al primo articolo recita così: “L’umanità sarà radicalmente trasformata dalla tecnologia del futuro. Prevediamo la possibilità di ri-progettare la condizione umana in modo di evitare l’inevitabilità del processo di invecchiamento, le limitazioni dell’intelletto umano (e artificiale), un profilo psicologico dettato dalle circostanze piuttosto che dalla volontà individuale, la nostra prigionia sul pianeta terra e la sofferenza in generale.

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segnalazioni e commenti
The Afrikaner. A Novel
The Afrikaner (Guernica Editions) is a transcultural novel by Arianna Dagnino set in Southern Africa between Johannesburg, Cape Town, the Kalahari Desert and Zanzibar. It starts as an urban thriller, it develops into a road adventure, it acquires the tones of a scientific novel and it ends on a metafictional note.

More succinctly, The Afrikaner is a fiction on South Africa and the destiny its Black, Coloured and White tribes have historically shared and will continue to share under the African sky.

Read the synopsis of the book here: [link]/
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Transcultural Writers and Novels in the Age of Global Mobility
In Transcultural Writers and Novels in the Age of Global Mobility, Arianna Dagnino analyzes a new type of literature emerging from artists’ increased movement and cultural flows spawned by globalization. This “transcultural” literature is produced by authors who write across cultural and national boundaries and who transcend in their lives and creative production the borders of a single culture. Dagnino’s book contains a creative rendition of interviews conducted with five internationally renowned writers—Inez Baranay, Brian Castro, Alberto Manguel, Tim Parks, and Ilija Trojanow—and a critical exegesis reflecting on thematical, critical, and stylistical aspects.

"In this thought-provoking study, Arianna Dagnino is concerned to identify a cohort of writers who, in the ease with which they move between domiciles, languages and cultures, find themselves ahead of the pack in expressing a newly emergent transcultural sensibility. In a series of interviews, intercut with her own diary entries and treated to a light process of fictionalization – which is brought off with a novelist’s skilled hand – five writers present their reflections on their genesis, their present situation, and their future aims in a more and more globalized world, reflections which are never less than interesting and are often far-sighted. Their comments are in turn interrogated by Dagnino and set in a wider framework of transcultural theory. Transcultural Writers and Novels in the Age of Global Mobility is a significant contribution to a growing body of work on the metamorphosis of literary culture in times of dissolving cultural boundaries." – Nobel Laureate J M Coetzee, The University of Adelaide
http://blogs.ubc.ca/transculturalwriters/
http://www.thepress.purdue.edu/titles/format/9781557537065
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