Produrre secondo natura - colloquio con Gunter Pauli
Il Sole 24 Ore
Arianna
29/3/2007


Tutto nacque quando due biologi marini, un americano e uno svedese, s’incontrarono in Australia per fare immersioni insieme. E lì si ritrovarono a osservare accidentalmente un particolare tipo di alghe rosse che, stranamente, non era ricoperto – come avviene normalmente – dalla solita pellicola gelatinosa di microbatteri. “Mentre, si sa, l’oceano è una zuppa di batteri”, dice l’economista dello sviluppo sostenibile Gunter Pauli riportando l’aneddoto. Come facevano dunque quelle alghe a tenerli alla larga? I due amici si misero a studiare la cosa e scoprirono due fatti fondamentali:
che i batteri comunicano fra loro (e solo quando lo fanno riescono a unirsi e creare quella particolare pellicola – il biofilm - che può risultare dannosa per altri organismi) e che quel tipo particolare di alghe (della specie Delicia Pulchra) produce una molecola (il furanone) che impedisce ai batteri di comunicare fra loro. “Era una scoperta sensazionale – sostiene Pauli - grazie alla quale si poteva immaginare di creare tutta una serie di prodotti destinati a risolvere in maniera del tutto nuova il problema del controllo delle colonie di batteri, da quelli che si annidano negli interstizi di un endoscopio, causando devastanti infezioni negli organi interni di un paziente, a quelli che si nutrono del metallo delle condutture degli oleodotti arrivando a bucarle, come capitò alla British Petroleum in Alaska (è per questo che ogni due settimane l’italiana ENI, per esempio, deve svuotare i propri oleodotti e disinfettarli chimicamente, con enorme dispendio di risorse)”.
Da quella scoperta nacque così a Sydney la Biosignal (nel cui board è presente anche Pauli), una delle prime società tese a sfruttare a fini commerciali i principi della “biomimicry”, cioè di quella disciplina che studia le più geniali soluzioni adottate in natura e poi imita quei disegni e processi per realizzare nuove soluzioni tecnologiche per l’industria e la ricerca. Il primo prodotto che verrà lanciato da Biosignal sul mercato a fine anno, dopo che saranno stati ultimati i necessari test clinici, sarà un paio di lenti a contatto che inglobano composti molecolari di furanone, in modo da evitare l’insorgere di infezioni agli occhi senza dover immergere quotidianamente le lenti nel liquido antisettico. Ma le proprietà antibatteriche della Delicia Pulchra sono già state testate con successo anche negli oleodotti di proprietà della BHP Billiton, il più grande gruppo di estrazione mineraria (con attività anche in campo petrolifero) del mondo, che ha verificato come bastino 48 ore ai nuovi composti molecolari anti-biofilm per eliminare le colonie di batteri ”corrosivi”(e non per due settimane, ma per tre mesi).
Per Pauli, da anni impegnato con la sua Fondazione Zeri a trovare soluzioni innovative per un’economia a ‘impatto zero’ sull’ecosistema, l’approccio di mimare la Natura per risolvere problemi è la possibile strada maestra: “E’ un vero e proprio cambio di paradigma in ambito produttivo”. Da qui l’idea di identificare le 100 più interessanti tecnologie ‘estratte’ dal modus operandi della Natura e creare così una piattaforma teorico-pratica per quella che si preannuncia essere la futura rivoluzione bio-industriale: “Adotteremo quelle tecnologie che si sono dimostrate sostenibili in natura. Sfruttando quella sapienza tecnologica che la natura stessa ha maturato in un laboratorio terrestre che opera incessantemente da 3,8 miliardi di anni, su 30 milioni di specie di esseri viventi”. Un approccio che indubbiamente pone in seria discussione il modo in cui sono concepiti i prodotti che ritroviamo oggi sul mercato. Per capirci, tornando all’esempio delle alghe rosse, la declinazione delle sue proprietà in ambito farmaceutico può creare più di un problema a linee di prodotti consolidati e alle aziende che le producono.
Per avere le risorse in grado di far decollare l’ambizioso progetto, Pauli si è rivolto a un gruppo di investitori giapponesi raccolti intorno al fondo di investimenti “The Restoration” (la sua mission dichiarata fin dal nome è “restaurare” la Terra attraverso tecnologie derivate dalla natura), che gli ha messo a disposizione un finanziamento iniziale di 50 milioni di dollari. Il che ha permesso a Pauli di coinvolgere nell’operazione Janine Benyus, una delle massime esperte e teorizzatrici della biomimicry (traducibile in italiano come “biomimetica”), autrice del libro, “Biomimicry. Innovation inspired by Nature” (Perennial, New York). A lei è stato affidato il compito di selezionare le 100 migliori tecnologie biomimetiche fra le oltre duemila finora raccolte frugando fra le pubblicazioni degli scienziati di mezzo mondo. “Non basta però individuarle e raccoglierle. Bisogna renderle accessibili e appetibili anche al mercato”, sostiene Pauli, “Troppe di queste tecnologie sono per ora solo descritte dai ricercatori in riviste scientifiche specialistiche. Ma i businessmen non ne sanno nulla e, soprattutto, non hanno idea di come possano essere applicate a livello industriale. Fra l’altro, la maggior parte delle tecnologie da noi finora individuate non sono coperte da alcun brevetto, non rientrano in alcuna strategia di mercato, non sono inserite in alcun business plan. C’è quindi un lavoro di preparazione enorme da fare”. Ed è su questo che sono impegnati Pauli e il team diretto dalla Benyus, con l’obiettivo di arrivare, in ottobre, a presentare al mondo “Nature’s 100 Best”, la lista delle “100 migliori tecnologie adottate dalla Natura che cambieranno il volto dell’umanità”. Per ognuna di esse verrà compilata una scheda in cui saranno riportati una breve descrizione della tecnologia comprensibile a tutti (e non solo alla ristretta cerchia degli scienziati), un’analisi dell’impatto rivoluzionario che questa tecnologia potrà avere, anche sotto il profilo del business, in particolari ambiti (industriale, educativo, agro-alimentare, sociale), il suo status sotto il profilo economico (in attesa di brevetto, già in fase di produzione all’interno di una start-up o di un’azienda quotata in Borsa), la quantificazione del suo potenziale valore economico e di mercato.
“Prendiamo ad esempio ancora il caso delle alghe rosse – continua Pauli - e immaginiamoci l’impatto che potrebbe avere una volta che questa tecnologia potesse associarsi a quella messa a punto da Novomer, la società nata da un gruppo di ricercatori della Cornell University che sono riusciti a creare fibre di policarbonati, cioè bioplastiche biodegradabili, utilizzando il diossido di carbonio (CO2) che si trova nell’aria e il D-Limone, un enzima che si trova nelle scorze di limone e che, hanno scoperto i ricercatori, può fungere da catalista in un processo di fotosintesi. A quel punto sarà possibile avere delle bioplastiche prive di batteri, per esempio dei cateteri che si autosterilizzano”. Il meccanismo in teoria è replicabile quasi all’infinito: sempre più i ricercatori delle ‘life science’ scoprono che gran parte dei problemi che ci affliggono sono già stati risolti dalla natura in modi eleganti, efficienti e, soprattutto, ecologicamente sostenibili. Si tratta di mutuare quelle soluzioni e adattarle alle necessità umane. “La natura ha già provvisto a darci tutte le risposte”, dice Pauli, “Non ci resta che cercarle”.
Arianna Dagnino


SCHEDINA BIO
Cinquant’anni appena compiuti, Gunter Pauli è uno dei massimi esperti di sviluppo sostenibile, eletto nel 1994 dal World Economic Forum “Global Leader of Tomorrow”. Belga di nascita, è ormai da anni cittadino del mondo, itinerante sui cinque continenti. Da giovane per pagarsi gli studi per una laurea in economia e due master in business management ha fatto il disc-jockey, il barista, il carpentiere, il tipografo.
E’ un teorico-pratico del simposio permanente in versione online. Al network globale da lui costituito, lo Zeri (Zero Emissions Research and Initiatives, www.zeri.org), partecipano più di cinquemila scienziati e ricercatori operanti in oltre 100 Paesi. Da anni Pauli va sostenendo la sua vision, che invece di ottimizzare la redditività degli impianti punta a ottimizzare l’utilizzo delle materie prime, in un’ottica eco-sostenibile. La prossima rivoluzione bioindustriale secondo lui non verrà infatti da un incremento sostanziale della produzione ma dall’utilizzo integrale dei prodotti, incluse le scorie (da qui il concetto di “emissioni zero”). La metodologia studiata, e già applicata concretamente in svariati progetti Zeri, mima fondamentalmente la natura, dove il concetto di “materiale di scarto” non esiste.
Arianna Dagnino

Link utili:
Fondazione Zeri: www.zeri.org
Biosignal: http://www.biosignal.com.au/
Biomimicry: www.biomimicry.net
Novomer: www.novomer.com

Documento: Produrre secondo Natura - Pdf





segnalazioni e commenti
The Afrikaner. A Novel
The Afrikaner (Guernica Editions) is a transcultural novel by Arianna Dagnino set in Southern Africa between Johannesburg, Cape Town, the Kalahari Desert and Zanzibar. It starts as an urban thriller, it develops into a road adventure, it acquires the tones of a scientific novel and it ends on a metafictional note.

More succinctly, The Afrikaner is a fiction on South Africa and the destiny its Black, Coloured and White tribes have historically shared and will continue to share under the African sky.

Read the synopsis of the book here: [link]/
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Transcultural Writers and Novels in the Age of Global Mobility
In Transcultural Writers and Novels in the Age of Global Mobility, Arianna Dagnino analyzes a new type of literature emerging from artists’ increased movement and cultural flows spawned by globalization. This “transcultural” literature is produced by authors who write across cultural and national boundaries and who transcend in their lives and creative production the borders of a single culture. Dagnino’s book contains a creative rendition of interviews conducted with five internationally renowned writers—Inez Baranay, Brian Castro, Alberto Manguel, Tim Parks, and Ilija Trojanow—and a critical exegesis reflecting on thematical, critical, and stylistical aspects.

"In this thought-provoking study, Arianna Dagnino is concerned to identify a cohort of writers who, in the ease with which they move between domiciles, languages and cultures, find themselves ahead of the pack in expressing a newly emergent transcultural sensibility. In a series of interviews, intercut with her own diary entries and treated to a light process of fictionalization – which is brought off with a novelist’s skilled hand – five writers present their reflections on their genesis, their present situation, and their future aims in a more and more globalized world, reflections which are never less than interesting and are often far-sighted. Their comments are in turn interrogated by Dagnino and set in a wider framework of transcultural theory. Transcultural Writers and Novels in the Age of Global Mobility is a significant contribution to a growing body of work on the metamorphosis of literary culture in times of dissolving cultural boundaries." – Nobel Laureate J M Coetzee, The University of Adelaide
http://blogs.ubc.ca/transculturalwriters/
http://www.thepress.purdue.edu/titles/format/9781557537065
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