Second Life Educational
L'Espresso
Arianna
24/4/2007


Esperimenti virtuali/Avatar tra i banchi. Dall'IBM a Harvard, aziende e università iniziano a usare il mondo parallelo per istruire personale e studenti. Un'idea che potrebbe cambiare il modo di fare scuola in tutto il pianete.

Come ogni mattina il professor Charles Nesson si prepara per andare in università a incontrare i suoi allievi. Solo che, oggi, invece di prendere la porta di casa si avvicina al computer e, con un paio di clic di mouse, entra in un’aula in tutto e per tutto simile a quella in cui quotidianamente tiene le sue lezioni alla Harvard Law School.

L’unica differenza è che, invece di ritrovarsi fra le antiche mura di una delle più prestigiose ed esclusive università del mondo, si materializza tramite il proprio “avatar” dentro Second Life, il mondo virtuale più noto del cyberspazio, frequentato da oltre due milioni di “residenti” (iscritti). “Per ora è un esperimento ma credo sia importante cominciare a capire come utilizzare questo medium per fornire nuovi approcci educativi”, spiega Nesson, che si è fatto aiutare dalla figlia Rebecca, docente di Computer Science all’Università di Harvard, a creare il proprio “doppio digitale” (un insegnante di tutto rispetto, capelli argentati e maglia nera, come nella realtà), con cui impartisce lezioni agli avatar dei suoi allievi. Un espediente che ha consentito di superare la sensazione di lontananza e di mancanza di presenza fisica che finora ha penalizzato gli approcci tradizionali di “apprendimento a distanza”. “Hanno mostrato grande voglia di partecipare e mettersi in gioco ma anche e soprattutto di aiutare, di fornire suggerimenti su come migliorare questa nuova esperienza educativa”, racconta Nesson parlando delle reazioni dei suoi studenti. E non solo di quelli iscritti regolarmente alla Harvard Law School: “La collaborazione con l’Harvard Extension School e il Berkman Center ci ha consentito di mettere a disposizione gran parte delle lezioni di questo corso specifico, battezzato “CyberOne”, anche a studenti esterni collegati da tutto il mondo”.
Nesson non è il solo né il primo ad aver tentato un simile esperimento pedagogico. Varie facoltà Usa di architettura, la Federal National Oceanic and Atmospheric Administration (vedi box), la Scuola di Diplomazia Annenberg della University of Southern California, la Suffern Middle School di New York sono solo alcune delle istituzioni che stanno sperimentando realtà didattiche all’interno di Second Life. Lo stesso hanno iniziato a fare le corporation – IBM in testa – interessate a sfruttare le potenzialità della virtualità tridimensionale per formare collaboratori e dipendenti.
Gli ambienti virtuali alla Second Life, dicono infatti gli addetti ai lavori (formatori, insegnanti, pedagoghi, studiosi dell’apprendimento), si stanno rivelando nuovi potenti mezzi di istruzione – interattiva, allargata e “partecipata” – che ben si adattano alle modalità comunicative, espressive e di apprendimento delle nuove generazioni. Come dimostra il crescente numero di studenti che “arrivano” (ovvero si collegano) da ogni parte del mondo per frequentare le aule e i laboratori dimostrativi aperti da enti e organizzazioni didattiche nel mondo parallelo creato nel 2003 da Linden Labs. Lì i ragazzi possono infatti arricchirsi di nuove "skills" che abbracciano le più disparate discipline: da quelle più tecniche (computer grafica, programmazione, trattamento di immagini, modellazione 3D) fino alle lingue straniere (inglese, spagnolo, arabo e mandarino le più gettonate).
“Sappiamo bene che il modo migliore per imparare una lingua è quello di fare esperienza in una città straniera”, dice Andrea Benassi, ricercatore dell’INDIRE (Istituto nazionale di documentazione per l'innovazione e la ricerca educativa) di Firenze, che da tempo sta studiando le modalità di insegnamento e apprendimento su Second Life (sull’argomento tiene anche un blog: www.secondlearning.it), “Ebbene, LanguageLab, scuola di lingue ancora in fase sperimentale su Second Life, si ispira proprio a questo, ricreando una serie di ambientazioni tipiche (come l'aeroporto, l'ufficio, il nightclub) di una città straniera, nelle quali immergersi per provare esperienze di vita reale: assistere a un matrimonio, partecipare a una riunione di affari, visitare una mostra d'arte, situazioni in cui si è ‘costretti’ a interagire con altre persone”. E’ il tipico approccio “learning-by-experience” (imparare facendo ciò che si deve imparare a fare), l’opposto di quanto avviene nella lezione tradizionale: “A scuola si apprende quasi totalmente ‘per descrizione’: si ascolta, si legge, spesso senza alcuna esperienza pregressa di ciò che stiamo ascoltando o leggendo. In Second Life l'apprendimento avviene abbinando descrizione ed esperienza in realtà immersive 3D studiate per ottimizzare le capacità di apprendimento in maniera collaborativa”, spiega John Bransford, pedagogo e psicologo, autore di "How People Learn" (Come la gente impara) e grande estimatore dei mondi virtuali come strumenti utili per un apprendimento che sia più consono a questa fase storica dell’umanità. “Immaginiamo per esempio – dice Bransford – di ricreare un ambiente lunare dove in base alle diverse competenze acquisite e ai diversi interessi sviluppati gli studenti si aiutino gli uni con gli altri per sviluppare un ecosistema sostenibile in grado di farli sopravvivere per un anno intero sulla Luna. Già la missione di per sé è affascinante, se poi deve essere affrontata come un gioco di squadra diventa ancora più stimolante. Nonché altamente istruttiva”.
D’altronde è già istruttivo il fatto che su Second Life non si va da nessuna parte se non si sa la matematica, visto il modo in cui il mondo simulato viene costruito e ampliato giorno dopo giorno: “Tutto quello che vediamo in Second Life è stato creato dai suoi residenti partendo da forme geometriche semplici, composte tra di loro e animate mediante un facile linguaggio di programmazione (script)”, dice Benassi, che con INDIRE ha aperto “Campus SecondLearning”, un’area educativa per studenti italiani su SL, “Le forme geometriche sono gli atomi di Second Life, e i calcoli sono il loro motore. E’ un mondo fatto di cubi, poligoni, sfere: è ‘Matlandia’, come lo chiama Seymour Papert, matematico e pedagogo del MIT di Boston. Ecco allora che la matematica cessa di essere quella scienza astratta a cui siamo abituati e diventa il modo per costruirsi una realtà intorno.” Ovviamente non basta la matematica: bisogna anche saper lavorare con le immagini, sviluppare uno stile, coltivare uno spirito imprenditoriale. “Ed ecco allora che – continua Benassi - le discipline, così nettamente distinte sui banchi di scuola, tornano a fondersi, a compenetrarsi. In Second Life si è portati ad essere un po' scienziati, un po' artisti e un po’ imprenditori di se stessi allo stesso tempo”. Dei nuovi Leonardo Da Vinci?
“Direi di sì”, sostiene Wagner James Au, giornalista che da tre anni e mezzo racconta delle sue incursioni in Second Life sul suo blog, New World Notes (http://nwn.blogs.com), “Soprattutto se prendiamo in considerazione i campi della progettazione, dell’architettura, del design. La capacità di costruire oggetti in 3D in tempo reale, per giunta in maniera collaborativa ha enormi potenzialità sul piano educativo. E poichè SL è una simulazione del mondo naturale, con i suoi sistemi gravitazionali e meteorologici, le possibilità di compiere sperimentazioni nell’ambito delle scienze fisiche e naturali sono praticamente infinite. Senza contare poi che il poter interagire con persone di ogni angolo del pianeta consente e facilita gli scambi culturali, politici e a livello di ricerca in un ambiente sicuro e controllato”.
Ecco perché c’è chi trova particolarmente interessanti gli esperimenti educativi che si stanno svolgendo su Teen Second Life (spesso chiamata TSL o the Teen Grid), una versione separata, più contenuta di Second Life riservata ai ragazzi tra i 13 e i 17 anni. Uno di questi è stato avviato con successo da Global Kids (www.globalkids.org), organizzazione non profit basata a New York che aiuta i giovani a sviluppare identità positive, farsi carico delle proprie vite, assumere ruoli di leadership come cittadini del mondo. “Second Life ci ha fornito il primo luogo in Rete in cui svolgere l’intero nostro programma di sviluppo della personalità senza dover prendere scorciatoie e consentendoci invece di sperimentare nuove formule di lavoro”, racconta Barry Joseph di Global Kids, “Una di queste ci ha portato alla creazione di un campo estivo virtuale su un’isola che abbiamo creato in TSL, dove 15 teen ager di tre Paesi diversi hanno partecipato a un workshop esperienziale interattivo in cui si sono confrontati con una serie di problematiche globali, dall’ineguaglianza economica al genocidio nel Darfur”. Peraltro già la stessa presenza in un mondo alla Second Life è per Joseph un modo per sperimentare (e apprendere) il proprio spirito di iniziativa e di leadership, visto che non c’è nulla da fare lì dentro a meno che uno non si crei le proprie attività: “Ogni settimana i ragazzi arrivano sull’isola di Global Kids e organizzano feste, giochi di parole, eventi. Immaginiamo cosa potrebbe accadere se a questi piccoli leader in boccio si affidassero missioni più sostanziose, si proponessero contenuti educativi più intriganti o si affiancassero mentori adulti”.
Il più è capire quanto le nuove vie dell’apprendimento virtuale vengano tracciate per rimanere e lasciare un segno duraturo o non siano invece frutto di una delle tante mode passeggere dell’online. Naturalmente c’è chi non ha dubbi: “Sono convinto che il bello debba ancora venire”, sostiene Benassi, “Quella attuale è solo una prima fase esplorativa. Si tratta di arrivare a ripensare la didattica come l'abbiamo conosciuta fino ad oggi. Che senso ha costruire un’aula virtuale con tanto di banchi e lavagna per insegnare ecologia, quando in Second Life è possibile allestire e gestire un intero ecosistema interattivo?”
Arianna Dagnino

FASCIONE

METEROA
Un importante centro di ricerche Usa, il NOOA (National Oceanic and Atmospheric Administration), ha deciso di rivolgersi ai giovani discenti aprendo un proprio spazio simulato su Second Life, “Meteroa”. Si tratta di un’isola dove vengono offerte dimostrazioni educative su tutto ciò che ha a che fare con gli oceani, il clima, gli spostamenti di gigantesche masse d’aria e d’acqua (dinamica dei fluidi). Qui si può scoprire la vita sottomarina andandosene a zonzo con un sottomarino, capire come si scioglie un ghiacciaio o nasce uno tsnuami tramite una simulazione estremamente realistica ed entrare dentro un uragano a bordo di un aereo.

KIDSCONNECT
KidsConnect è un altro caso particolarmente interessante di “learning by experiencing”, di apprendimento esperienziale promosso su Second Life. Il progetto coinvolge giovani studenti di scuole di New York e di Amsterdam che si incontrano regolarmente nel mondo virtuale di TSL (Teen Second Life, “abitato” da oltre 40mila giovani) per collaborare alla realizzazione di storie digitali attraverso l'uso di immagini, suoni, animazioni e per costruire una città ibrida, un po’ americana e un po’ olandese.

IL CAMPUS DEGLI ITALIANI
La prima area educativa dedicata agli studenti italiani su Second Life è “Campus SecondLearning”, avviato dall’INDIRE (Istituto nazionale di documentazione per l'innovazione e la ricerca educativa) di Firenze. “Si tratta di una education area in cui svolgiamo attività di formazione sulle principali skills di Second Life: costruzione, scripting, animazione”, spiega il suo iniziatore, Andrea Benassi, “La formazione avviene tramite corsi gratuiti e aperti a tutti i residenti di Second Life. Questi corsi stanno riscuotendo un successo che va ben oltre le nostre aspettative. E’ particolarmente significativa la presenza di insegnanti della scuola italiana che, con sempre maggior assiduità, frequentano il Campus per meglio valutare le possibili applicazioni di questa piattaforma a scopo didattico per e con propri studenti”.

SL EDUCATORS IN ITALY
A differenza di USA, Inghilterra e Francia, in Italia non esiste ancora una vera e propria community inworld (cioè all’interno del mondo di Second Life) di educatori italiani. Per ovviare a questa mancanza, Andrea Benassi ha appena avviato un gruppo in Second Life (lì “dentro” è conosciuto come StevieRay Vaughan): “SecondLearning Italy”, aperto a insegnanti e ricercatori, allo scopo di favorire la conoscenza e l'interscambio di esperienze educative anche in ambito italiano.

SL EDUCATION
Al di là della pagina di presentazione delle attività educative su Second Life (http://secondlife.com/education), il miglior modo per trovare utili riferimenti sul sempre più dinamico mondo dell’apprendimento per vie virtuali è attraverso il Second Life Education Wiki (http://www.simteach.com), un compendio di notizie aggiornate, risorse contatti, link a siti educativi. L’archivio che contiene le varie esperienze, i diari, le linee guida concernenti il progetto “Global Kids” su TSL (Teen Second Life) si trova presso il sito della Global Kids' Digital Media Initiative (www.holymeatballs.org).





segnalazioni e commenti
Stefano's pictures online @ Diomedia Photo Agency
DIOMEDIA Editorial collection of stock and archival images is covering many specialised subjects such as: Fine Art, History & Culture, Nature & Wild Life, Architecture & Interiors, Healthcare & Medicine, Science, Travel and Lifestyle. DIOMEDIA represents many world-class photographers and world-famous Museums, Historical Archives and Private Collections.
[link]
[link]


links
Nomads CA Culture Lab
Nomads CA-Culture Lab provides professional services in the areas of journalism, publishing, translation, localization services, marketing, market monitoring and issues management. Our potential clients are individuals, groups and organizations that work on, for and with culture in its broad definition.

10% discount on any consulting and translation services provided to UniSA Alumni.
To access this benefit UniSA Alumni Network Card holders show their UniSA Network Card number. This benefit can be accessed online and internationally.
[link]

Can you see the ocean?/Riuscite a vedere l’oceano?
This is how they ski here in Vancouver, with a sea view! They call it “sea to sky”
Così è come si scia qui a Vancouver: con vista mare!
Dal nostro blog "Nomads in Vancouver"
[link]