Creatività mutante
Glamour
Arianna
1/10/2003


Non usano pennelli né penne, ma mouse e stringhe di codice per creare opere e racconti digitali che si trasformano continuamente... Ecco a voi gli artisti e gli scrittori della nuova avanguardia. Finita l’era di tele e sculture. Digitale e smaterializzata, la nuova arte è diventata di volta in volta digital art, techno art, electronic art, web art, interactive art e, ultimamente, network art.

Oggi gli artisti che aspirano a rappresentare l’avanguardia sono “cowboys della console” (come li definirebbe lo scrittore di cyberfiction William Gibson), cultori di algoritmi e web grafica, pronti a utilizzare stringhe di codice al posto della tavolozza e un mouse al posto dei pennelli. Solo così attrezzati possono spingersi nelle nuove praterie che si aprono appena oltre lo schermo dei computer. Utilizzando come chiavistello d’accesso un nuovo strumento di espressione: “l’interfaccia”. Grazie a questo diaframma tra reale e virtuale i creativi dell’era digitale stanno permeando di tecnologia il mondo dell’estetica.
“La sfida è riuscire a creare ‘ambienti’ - cioè ‘interfacce’ - attraverso cui sperimentare nuove forme di percezione sensoriale e nuovi stati emotivi” spiega Carlo Infante, uno dei più attenti osservatori e promotori della scena artistica digitale italiana.
Ambienti che potremmo provare connettendoci a Internet oppure installazioni pensate come un gioco di rimandi e di inter-relazioni tra mondo reale e sfera virtuale, materiale e immateriale.
E’ quello che per esempio avviene “visitando” la video-installazione della trentenne Su-Mei Tse, “Air Conditioned”, che si è aggiudicata il primo premio alla Biennale Arte di Venezia (tuttora in corso). Entrare nelle “fresche” atmosfere di quest’opera fa parte del gioco, così come lo è osservare sullo schermo un esercito di netturbini spazzare ossessivamente la sabbia di un deserto. Le divise e le ramazze fluorescenti richiamano il video allestito nella stanza accanto, in cui compare l’artista stessa abbracciata a un violoncello, in un ambiente bucolico tinto di un verde irreale (bisogna infatti sapere che Su-Mei Tse - nata a Lussemburgo ma residente a Parigi, di origini cino-britanniche ma di madrelingua tedesca - ha una formazione bicipite, che affonda le radici tanto nell'arte visiva quanto nella musica, con un diploma al conservatorio come violoncellista).
La voce del suo strumento pervade tutto il padiglione, tanto che poco lontano è allestita una vera sala d'ascolto, per consentire a chi ne abbia voglia di percepire il suono nella sua massima purezza. Si tratta di un curioso esperimento sensoriale che ammicca continuamente al pubblico, con l'obiettivo di farlo partecipare interattivamente al progetto creativo. “Ed è proprio sull’interattività, cioè sulla possibilità per lo spettatore di diventare in qualche modo co-autore di quello che sta percependo, sperimentando, leggendo che puntano le nuove avanguardie della digital art e di quella che ormai si definisce ‘network art’”, spiega Lorenzo Miglioli, idetore sul sito della Biennale Arte di un “weblog” su queste tematiche (vedi box).
Quello che infatti consente un medium di espressione come Internet (diventato la vera culla di sperimentazione e fruizione della nuova arte digitale) è la nuova simbiosi tra arti figurative e narrative, tra segno grafico e parola scritta, tra gesto e voce poetica.
E’ quello che hanno dimostrato anche gli artisti (o aspiranti tali) che hanno partecipato al primo concorso di “Scrittura Mutante”, la cui premiazione è avvenuta durante l’ultima edizione del Salone del Libro di Torino. Le opere erano e sono tuttora visitabili online (vedi box) e gli stessi giurati hanno utilizzato Internet per valutarle ma e per arrivare a esprimere il loro giudizio finale collettivo. Il primo premio ex-aequo è andato ad “Out of target” (www.outoftarget.com), il sito-opera di un giovane net-artista, Davide Cardea, che nella vita di tutti i giorni fa l’art director freelance e il docente di Fotoritocco presso l'Istituto Superiore di Fotografia. “Entrarci dentro” è come fare un breve viaggio allucinato in un immaginario “Ospedale della creatività”, dove si cerca di rianimare le anime dei creativi uccise dall'ignoranza del mercato. A fare da custode e da guida ai visitatori c’è un bambolotto, il piccolo Eddie, che si esprime attraverso nenie angoscianti e brani poetici. Le atmosfere ottenute da immagini dure e musiche inquietanti sono decisamente dark, “come dark è d’altronde la realtà del mercato clientelare che ci circonda" commenta Cardea spiegando il senso del suo lavoro.
L’altra opera premiata parimerito è “Oltre il Muro” (www.oltreilmuro.org), presentata da Franca De Lucia (27 anni), laureanda in Disegno industriale (con specializzazione in Comunicazione multimediale) al Politecnico di Milano. E’ un progetto che nasce, come racconta lei stessa , “dall’idea di creare un esperimento di scrittura scenica interattiva - su Internet - ispirato al mondo carcerario”. Da qui il simbolico titolo dell’opera, che invita a guardare oltre il filo spinato e le torrette di guardia fin dentro le celle dei reclusi.
“L’ispirazione mi è venuta da un libro, “I pugni nel muro” (un glossario che raccoglie decine di lemmi tipici del linguaggio carcerario), scritto dai detenuti di San Vittore e dal loro sito, www.ildue.it. La Rete ha così consentito ad alcuni carcerati di esprimere il loro pensiero nonostante la prigionia del corpo e a me di creare un rapporto con loro”. Da qui l’idea di reinterpretare il glossario attraverso un’opera web che rappresentasse una scrittura scenica di un’ipotetica opera teatrale sul conflitto corpo/pensiero e prigionia/libertà.
“Visitando” l’opera di webpage in webpage, si scoprono parole sparse per lo schermo, nascoste dietro immagini e icone, mentre a tratti le definizioni prese dal libro vengono evidenziate tramite l'uso di immagini, suoni, segni, alla ricerca di un significato più ampio che sfrutti inedite associazioni di pensiero.

Ci si può dare all'arte anche manipolando la struttura hardware. Come fanno i modders, una nuova classe emergente di artisti, nata sulle coste californiane e già sbarcata anche sui nostri lidi. Tant’è vero che il mensile specializzato “Chip” ha indetto un concorso per scovare il miglior artista di “modding” in Italia. Le cinque i opere finaliste verranno poi esibite a Milano durante lo Smau. Oblò fosforescenti, Led luminosi, cavi colorati, sistemi di raffreddamento a idrogeno liquido: sono solo alcuni degli strumenti che permettono ai nuovi artisti del PC di sperimentare nuove forme creative. Armati di tavolozza e pennello, i seguaci di questo suggestivo indirizzo artistico dipingono i monitor dei propri computer, mascherano mouse e altoparlanti ricoprendoli di disegni surreali e colori sgargianti. E c’è da non credere ai propri occhi. Immaginatevi infatti la scena - magica - che potrebbe ritrovarsi davanti una giovane donna invitata per una serata galante in casa di Kent Salas (39 anni), californiano, uno dei modder più innovativi sulla sua scena di riferimento. Nella penombra del salotto creata ad hoc per l’occasione, la ragazza si ritroverebbe ad ammirare una piramide translucida, un ingegnoso oggetto baluginante nella sua propria luce ultravioletta. “Si chiama Pyramac, è il mio computer, l’ho creato io”, le sussurebbe a quel punto Salas, “mi sono ispirato alla piramide di Giza in Egitto, una delle sette meraviglie del mondo. Ti piace?” E come potrebbe non piacerle? E’ un’opera d’arte in versione hi-tech. Un Mac tanto distante dal suo look originale da essere letteralmente irriconoscibile. “In realtà somiglia a uno strano acquario al cui interno galleggiano i componenti di un computer,” ha fatto notare un esperto.
“Ho visto cose veramente bizzarre”, dice Silvia Landi, direttore di Chip Magazine. “Ho visto computer -perfettamente funzionanti e addirittura potenziati nelle loro prestazioni - re-installati all’interno di una scatola da scarpe, nascosti sotto il modellino di un “maggiolino” della Volkswagen o dentro un bidone della spazzatura. Il più goliardico è quello che ha perso il suo ‘case’ (custodia) originale per finire dentro a un ‘condom automat’ (un distributore automatico di preservativi)”.
Arianna Dagnino


BOX SU BIENNALE ARTE
Rimarrà aperta fino al 2 novembre la 50ima edizione dell’Esposizione Internazionale d'Arte di Venezia.
Ipnotizza il bellissimo video di Pavel Mrkus, che fa danzare leggiadamentre due robot progettati per la verniciatura delle carrozzerie delle auto.
Presso il padiglione della Romania l’artista Calin Man presenta, insieme al collettivo di artisti digitali Kinema Ikon, un’installazione ipermediale dove lo spettatore è chiamato a interagire attraverso tastiere, mouse e schermi di computer.
Il padiglione del Lussemburgo che ospita l’opera multimediale di Su-Mei Tse si trova invece nascosto nelle calli tra San Samuele e il Ponte dell'Accademia.
Per informazioni: numero verde 199.199.100; sito web: www.labiennale.org.
Per farsi un’idea - e partecipare al dibattito - su tutto quello che ruota attorno al rutilante mondo della Digital Art e della Network Art, si può seguire “Blogwork”, un blog creato ad hoc da Lorenzo Miglioli insieme ad alcuni noti digital artists italiani (fra cui Mauro Gatti e Andrea Toniolo) per la Biennale Arte (www.labiennale.org/blogwork). “Con questa iniziativa stiamo facendo una sorta di diario italiano della network art, cioè di quelle opere d’arte nate con e su Internet e che per essere tali hanno bisogno della partecipazione attiva di un gruppo/network di fruitori”, spiega Miglioli, che curerà anche il convegno di chiusura della Biennale, il 26 ottobre, dedicato proprio a queste nuove espressioni artistiche “collettive” e di cui “Minitasking”, presentata proprio su Blogwork, è uno degli esempi più riusciti. “Si tratta di un’opera in costante mutazione, che cambia di giorno in giorno”, spiega Miglioli, “E’ una sorta di mappa in grado di mostrare e tenere aggiornato un complesso mondo d’arte in progress, a cui tutta una serie di artisti contribuiscono inserendo sempre nuovi lavori.”



BOX SU SCRITTURA MUTANTE
Il concorso di Scrittura Mutante è stato organizzato dall’Osservatorio della Città di Settimo Torinese, che per l’occasione ha aperto anche un forum (ci si arriva partendo dal sito di riferimento: www.trovarsinrete.org), tuttora molto vivace, in cui chiunque sia interessato può partecipare con le proprie riflessioni o proponendo i proori lavori. Altre informazioni e considerazioni sul concorso così come sul trinomio digital art, letteratura ed esperienze teatrali le si possono trovare anche sul sito di Carlo Infante (www.teatron.org), curatore del progetto A.D.E. (Art Digital Era) organizzato all’interno del Festival Teatrale di Polverigi .


BOX SU MODDING ALLO SMAU
Sarà dedicata all’arte del modding - nota per il momento solo nelle sfere più underground del mondo dell’informatica - l’Area Freestyle, uno spazio espositivo di circa 1.000 mq all’interno di Smau 2003, la più importante rassegna nazionale dedicata alle nuove tecnologie. E’ qui fra l’altro che verranno esposte le cinque opere finaliste del concorso Freestyle PC (bandito dal mensile “Chip”), completamente dedicato al modding e al quale parteciperanno i migliori esperti del settore. La premiazione dei primi tre classificati avverrà il 4 ottobre. Per informazioni: www.smau2003.it


BOX SUL LIBRO NET ART
Cos’è esattamente la Net Art, l’arte nata in Rete e per la Rete? Oggi un libro - che è anche un vero e proprio strumento di decodifica di una realtà quanto mai complessa e variegata - cerca per la prima volta in Italia di fornire una panoramica completa di una forma nata dall'incontro fra eredità delle avanguardie e innovazione tecnologica. “Net. art. L'arte della connessione” (ShaKe edizioni) verrà pubblicato integralmente in Internet a novembre sul nodo italiano di “The Thing” (www.thething.it/netart), una rete di persone che sfrutta la potenza dell'open publishing per parlare di culture di rete, web art, media tattici, software art, code poetry.
Gli autori, Marco Deseriis (nickname: Snafu) e Giuseppe Marano (nickname:Subjesus) sono esperti di new media e fra i fondatori del nodo italiano di “The Thing”. Deseriis è anche curatore del festival internazionale di net.art “Digital-is-not-analog”.





BOX Intervista a Davide Cardea (Scrittura Mutante)


Come crei? da cosa ti viene l'ispirazione?

Non sono una macchina sforna opere e ci metto sempre molto tempo a realizzare i miei progetti "personali".
In generale dedico molta attenzione in primo luogo al senso di quello che voglio realizzare, poi alla ricerca e raccolta dei materiali e infine alla realizzazione che spesso ha addirittura aspetti maniacali.
In aggiunta a questo c'è da dire che non cerco mai l'ispirazione ma aspetto sempre che venga a cercarmi ed è per questo che le mie produzioni aumentano vistosamente in coincidenza di vicende personali di vita che, bombardandomi, scatenano la mia voglia comunicativa.

Quando lavori: di notte, di giorno, quante ore stai attaccato al computer?

Quando ho un'idea da realizzare la cavalco giorno e notte senza tregua finché non mi si consuma il sangue; non ha quindi importanza che sia giorno o che sia notte, che sia carta o che sia monitor. Devo comunque ammettere che subisco il fascino delle ore notturne, quando mi sento decisamente più produttivo.
Amo la materia, la ritualità, la gestualità e la concretizzazione per metafore di teorie, idee e sentimenti: cerco di dare ad ogni opera un significato almeno duplice, con vari livelli di comprensione a diverse profondità.
Nella fase di raccolta dei materiali sotterro fogli nel giardino che scansionerò dopo una settimana e poi vado al cinema, raccolgo macchie di caffè o mischio saliva con tempera, fotocopio libri della biblioteca della facoltà di medicina oppure faccio un viaggio. Non amo la freddezza delle realizzazioni digitali e la combatto con la ricerca. Il computer è solo un mezzo con cui realizzo ed ha il solo scopo di "rendere possibile" una mia idea oltre i miei limiti e non di manipolarla secondo i suoi.

Quali sono secondo te i vantaggi - e i limiti - della “network art”?

I vantaggi sono principalmente pratici: relativamente bassi costi di produzione, breve tempo di realizzazione, ampia accessibilità del pubblico e immediata fruibilità. I limiti? Be’ credo siano connessi
soprattutto alla relativa "gioventù" di questa espressione artistica, che fa sì che il settore critico sia mediamente immaturo e forse poco attento alle reali potenzialità (o falle) delle creazioni di questo genere, il che a catena porta ad una errata valutazione della stragrande maggioranza delle produzioni con conseguente soffocamento di talenti o, viceversa, eccessiva valorizzazione di opere mediocri. Inoltre il rischio che si confonda l'artista con il tecnico o il tecnico con l'artista mi spaventa alquanto.
Poi c'è il limite legato alla popolarità del mezzo, che fa coppia con il nostro smisurato senso dell’ego e ci spinge a essere più o meno tutti artisti, perché tutti abbiamo un computer e perché con due clic fai questo o quello. E’ molto facile stupire con l’arte digitale, molto più difficile lasciare il segno; il rischio di creare opere "ad effetto" e non culturali è veramente molto, troppo alto.
In ultimo ci sono i grossi ostacoli che ci porta l'essere italiani cresciuti con gli spaghetti, la pizza e il mandolino (che a me piacciono tantissimo, ma giuro che c'è dell'altro). Qui siamo fermi da un bel po', seduti sugli allori dei secoli passati: non innoviamo e, cosa più grave, pensiamo di farlo.



INTERVISTA CON FRANCA DE LUCIA (Scrittura Mutante)


- Quanto hanno contato i tuoi studi nel tuo percorso di artista digitale

Durante i miei studi ho sempre lavorato, imparando i mestieri più disparati ed apprendendo soprattutto l’arte di adattarmi ad ogni situazione. L’università mi ha dato le basi per intraprendere un percorso di ricerca personale: mi sono accorta che da un’idea nasceva un’altra idea e man mano che la confidenza con la macchina (cioè il computer, ndr) aumentava riuscivo a creare delle atmosfere che realmente potevano comunicare quello che sentivo.

- C'è un "messaggio" dietro la tua opera? E secondo te l'arte - in questo caso digitale - deve lanciare messaggi?

Non ho creato “Oltre il muro” con lo scopo di mandare un messaggio, avevo semplicemente voglia di raccontare qualcosa utilizzando un nuovo linguaggio; è stato un esperimento su di un tema a me molto caro e che ha un valore personale molto forte.
Credo che qualsiasi opera, frutto di una riflessione interna o di una passione, porti con sé in maniera più o meno esplicita i sentimenti che l’hanno prodotta.

- Ci sono artisti a cui ti sei ispirata o che ritieni grandi pionieri
in questo settore?

Sinceramente non mi sono ispirata a nessuno in particolare, ma ho cercato di seguire la corrente dei miei pensieri, osservando ed apprezzando tutti i nuovi artisti che sperimentano sul web. Ad esempio mi piacciono molto gli artisti di Torino, città in cui ho trovato maggior apertura alle ricerche, alle sperimentazioni e dove ho scovato le opere più interessanti. Cito ad esempio un progetto molto complesso, che seguo da qualche tempo e che si sta sviluppando in maniera sempre più originale: Torinorama (www.torinorama.it) di Paolo Gerbaudo e David Boardman.





segnalazioni e commenti
Stefano's pictures online @ Diomedia Photo Agency
DIOMEDIA Editorial collection of stock and archival images is covering many specialised subjects such as: Fine Art, History & Culture, Nature & Wild Life, Architecture & Interiors, Healthcare & Medicine, Science, Travel and Lifestyle. DIOMEDIA represents many world-class photographers and world-famous Museums, Historical Archives and Private Collections.
[link]
[link]


links
Nomads CA Culture Lab
Nomads CA-Culture Lab provides professional services in the areas of journalism, publishing, translation, localization services, marketing, market monitoring and issues management. Our potential clients are individuals, groups and organizations that work on, for and with culture in its broad definition.

10% discount on any consulting and translation services provided to UniSA Alumni.
To access this benefit UniSA Alumni Network Card holders show their UniSA Network Card number. This benefit can be accessed online and internationally.
[link]

Can you see the ocean?/Riuscite a vedere l’oceano?
This is how they ski here in Vancouver, with a sea view! They call it “sea to sky”
Così è come si scia qui a Vancouver: con vista mare!
Dal nostro blog "Nomads in Vancouver"
[link]