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Questo saggio è stato tradotto, aggiornato e rivisto da Stefano Gulmanelli, che ne ha scritto anche la prefazione per l'edizione italiana pubblicata da Apogeo/Feltrinelli con il titolo: "Disobbedienza civile elettronica - Per un uso politico della Rete: strategie NetAttiviste e media tattici".
La Prefazione
La mobilitazione che il Decreto Urbani è stato capace di provocare e che ha trovato nella Rete la sua forza trainante è la miglior conferma possibile che i fenomeni di cosiddetto NetAttivismo non sono più relegati nell’underground cibernetico né sono prerogativa esclusiva del mondo anglosassone. Anche in Italia comincia cioé a farsi strada un approccio all’attivismo politico che consdera Internet uno strumento sia tattico che strategico per imporre istanze e fare opposizione. Vale a dire proprio quel tipo di attivismo politico che è al centro del libro di Graham Meikle, la cui analisi ha il pregio di mettere un po’ di ordine – concettuale prima ancora che pratico – su quelle che sono le variegate forme in cui l’approccio NetAttivista può concretizzarsi. Il modo in cui l’esame è condotto è rigoroso, quasi scientifico, e si sostanzia in un documentato excursus – storico ma non solo – dei vari aspetti e momenti dell’uso politico della Rete; si incontrano così fenomeni noti come il circuito Indymedia – ormai protagonista indiscusso degli eventi di contestazione che caratterizzano occasioni come gli incontri dei G7/G8 o le riunioni del World Trade Organization – e altri meno conosciuti, almeno ai non addetti ai lavori, come il culture jamming, il sabotaggio culturale e la disobbedienza civile elettronica. Il tutto descritto attraverso il racconto in prima persona dei protagonisti, cioè di coloro che queste iniziative le hanno inventate, sperimentate e – in alcuni casi – delle quali ne hanno anche subito le conseguenze.
Ma i meriti di Meikle vanno al di là della puntuale narrazione del modo in cui il NetAttivismo si è posto in opposizione antagonista con il mondo corporate, con l’establishment politico e con l’insieme dei media tradizionali (in una parola, contro l’Ordine Costituito). Prima di passare alla disamina dei vari esempi egli infatti affronta due punti decisivi e che risultano illuminanti per chi oggigiorno – guardando a Internet così come si presenta – si chiede: “Ma, oggi, la Rete cos’è?”
E’ la promessa di inebriante libertà, di apertura democratizzante, di appiattimento delle gerarchie di cui si è fantasticato alla sua comparsa o è lo strumento che consente alle aziende di acquisire sempre maggiori informazioni su gusti, preferenze e abitudini (la cosiddetta profilazione) sui propri clienti per poterli così “recintare”, controllare e meglio indirizzare sulla via del consumo crescente? Internet è uno e l’altro – ci dice Meikle, che non a caso definisce la prima configurazione – quella aperta – Internet Versione 1.0 e la seconda – quella chiusa – Internet Versione 2.0. Per certi aspetti la lotta di cui ci dà conto Meikle nel libro è proprio lo scontro fra la Versione 1.0 e quella 2.0.
Meikle fa poi un’altra considerazione fondamentale e riguarda il concetto – mai apparso così ambiguo e subdolo – di interattività. E’ vera interattività, si domanda - e ci domanda - l’autore, quella per cui possiamo scegliere da un set precostituito di notizie quale articolo leggere? o quella che ci permetterà di cambiare la visuale delle riprese televisive della partita di calcio? O, ancora, quella grazie a cui saremo in grado di acquistare seduta stante la camicia della nostra misura indossata dal nostro attore preferito durante il film che stiamo guardando in TV? Forse la questione essenziale, ribatte Meikle, non è poter scegliere fra bensì costruire ex novo, accedendo ai contributi di altri e concedendo agli altri di contribuire. Non a caso l’autore richiama il termine assai esplicativo di “incompletezza” – una costruzione che non finisce mai – delineato dall’artista digitale Brian Eno e quello di “intercreatività” – interagire non è scegliere ma creare – proposto dal padre del Web, Tim Berners-Lee.
Infine un altro aspetto interessante del libro discende dall’origine nazionale del suo autore; Meikle è australiano, il che lo mette nelle condizioni di dare una visione non necessariamente “americo-centrica” del coacervo dei fenomeni NetAttivisti di cui si occupa. Si scopre così che uno degli esempi di maggior successo dell’uso politico della Rete è stato sorprendentemente One Nation – un movimento di destra fortemente reazionaria – che sulla Rete ha costruito un seppur transitorio boom elettorale; o che il software open source che “anima” la stragrande maggioranza degli Indymedia sparsi per il globo è stato concepito nella terra dei canguri e usato per primo da un sito denominato Active Sydney. A conferma che il NetAttivismo è ormai davvero fenomeno globale, globalizzato e globalizzante.
Stefano Gulmanelli
Autore di “PopWar. Il NetAttivismo contro l’Ordine Costituito”. (Apogeo 2003)
La scheda su Apogeo online
http://www.apogeonline.com/libri/88-503-2169-4/scheda
La recensione su Zeus News di Pier Luigi Tolardo:
Disobbedienza civile elettronica
Un libro che fa il punto sul mediattivismo e sulle forme di lotta politica attraverso la Rete a livello internazionale.
[ZEUS News - www.zeusnews.it - L'occhio di Zeus, 07-12-2004]
"La mobilitazione che il Decreto Urbani è stato capace di provocare e che ha trovato nella Rete la sua forza trainante è la migliore conferma possibile che i fenomeni di cosidetto NetAttivismo non sono più relegati all'underground cibernetico nè sono prerogativa esclusiva del mondo anglosassone. Anche in Italia comincia cioè a farsi strada un approccio all'attivismo politico che considera Internet uno strumento sia tattico che strategico per imporre istanze e fare opposizione".
Inizia così la prefazione che Stefano Gulmanelli, ha scritto per il libro "Disobbedienza civile elettronica" di Graham Meikle, docente universitario australiano, che esce in Italia presso Apogeo, tradotto dallo stesso Gulmanelli, autore di PopWar.Il Netattivismo contro l'Ordine Costituito", brillante saggio che tratta anche i problemi della lotta per il diritto al P2P contrastato duramente dalle grandi multinazionali della multimedialità.
Il pregio del saggio di questo autore è che essendo australiano non si limita ad un punto di vista "americanocentrico" anche nell'affrontare i fenomeni dei movimenti di protesta radicale sul Web e attraverso i media elettronici, molto diffusi negli Usa prima e, forse, unica società di massa on line. Si viene a sapere così che uno degli antesignani della rete di Indymedia sparsa per il mondo è stato il sito australiano Active Sidney.
Sempre in Australia è nato anche il "rovescio" dei movimenti di protesta radicale on line, perché la Rete può essere usata anche da destra, come il movimento sciovinista australiano "One Nation" che ha costruito il proprio successo elettorale grazie alla Rete. Un altro casi citati dal libro di uso "reazionario" della Rete è, per esempio il sito Godhatesfags.com della Chiesa Battista di WestBoro in Kansas(Usa) che letteralmente significa " Dio odia le checche", lampante esempio di battaglia omofoba.
Nel libro un'appendice descrive il modo con cui i partiti politici italiani utilizzano il Web come una conferma della teoria di Meikle secondo cui i partiti politici tradizionali utilizzano la Rete in versione broadcast tipo Tv e non valorizzando l'interattività, con l'eccezione dei Radicali.it che ne fanno un grande uso. Bisogna dire che anche movimenti cattolici di tipo tradizionalista in Italia utilizzano molto la Rete: pensiamo al sito Fattisentire.net che ha lanciato con successo petizioni on line per chiedere l'inserimento del riferimento alle radici cristiane nella Costituzione europea o contro i nuovi Statuti regionali che legittimano le coppie di fatto.
La differenza fondamentale nell'uso politico della Rete è però, per il Meikle, quella tra Internet Versione 1.0 e Internet Versione 2.0. La Versione 1.0 è quella che ti permette di scegliere tra ozioni date come scegliere da un palinsesto precostituito di notizie un articolo o comprare una camicia mentre la Versione 2.0 di Internet è quella dove si può costruire da zero, accedendo ai contributi di altri e permettendo agli altri di contribuire.L'interattività è non quando scegli ma quando crei , una costruzione sempre in progress, sempre incompleta.
Per questo un intero capitolo del libro è dedicato all'Open Publishing e all'Open Technology. Ritagliarsi un proprio giornale fatto di mail, e-groups, instant messaging e pagine web personali, come fanno sempre più persone in Rete ma anche adattare e cambiare la tecnologia per le proprie esigenze, che è la tendenza alla base del successo che sta incontrando il free software, perché i movimenti di riappropriazione da parte delle persone dell'informazione e della tecnologia, fanno parte a pieno titolo del netattivismo.
Infatti lo stesso termine "Disobbedienza civile elettronica" è nato in quello dell'arte digitale, coniato da un gruppo artistico chiamato Critical art Ensemble e non nell'ambito politico. Il libro racconta la storia del netattivismo dall'uso da parte dell'opposizione serba contro Milosevic della stazione radio on line Belgrado B92, fino alla campagna Buy Nothing Day , il giorno in cui non si compera niente per protesta contro il consumismo(imitato dalle associazioni dei consumatori italiani per protestare contro il caro-euro) fino al sito gwbush.com che ha fatto dire a Bush che "dovrebbe esserci un limite alla libertà ".
Il libro si chiude con una riflessione sul senso ed il futuro della disobbedienza civile elettronica. Bisogna comprendere che la disobbedienza civile attraverso la Rete è una strategia sul lungo termine senza illusioni di cambiare tutto subito. Bisogna essere consci dei limiti stessi della Rete e non chiedere alla Rete quello che la Rete non può dare: Non conosco un regime autoritario che sia caduto a causa di un applet Java....Per cambiare il mondo ci vogliono uomini e donne che si impegnino in una battaglia vera con tanto di scioperi, manifestazioni, boicottaggi.... Più che nella Rete si deve aver fiducia in sè stessi, cercare di essere sicuro che ciò che stai facendo lo fai per migliorare la vita alle centinaia di milioni di persone in difficoltà e non per soddisfare il tuo ego, rispetta perciò le persone che vuoi organizzare o con cui vuoi comunicare.
La Rete ha questo in più, mette la gente allo stesso livello, dove più dei soldi conta la fantasia perciò il segreto del successo del netattivismo può essere solo questo: usare la fantasia.
Pier Luigi Tolardo - Quelli di Zeus
Link: http://www.exibart.com/Notizia.asp?IDNotizia=12402&IDCategoria=72
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