Benvenuto nel club dei social network
L'Espresso
Arianna
30/8/2004


Dopo l’era delle chat, dei newsgroup e dei weblog ora la Rete sta vivendo una nuova primavera di entusiasmi grazie al crescente fenomeno dei “social network”. Club virtuali di cui – a dispetto di Groucho Marx – tutti vorrebbero essere membri. Perché una volta che si è entrati nel circuito di relazioni fidate generato seguendo l’ormai nota teoria “dei sei gradi di separazione” (enunciata da Stanley Milgram già nel 1967) diventa molto più facile trovare opportunità di lavoro e di affari, instaurare nuove amicizie, scoprire l’anima gemella nella vicina della porta accanto.
Ma chi meglio di Clay Shirky, membro dell’esclusivo GBN Network (Global Business Network, www.gbn.org), docente di Interactive Telecommunications alla New York University ed ex vicepresidente della Electronic Frontier Foundation, potrebbe spiegare la natura e gli sviluppi di un fenomeno che lui stesso previde già tre anni fa, prima ancora che il primo social network vedesse la luce?



Ci spieghi dunque per prima cosa come funziona un social network.

La premessa è che ognuno di noi può conoscere molte persone nel proprio ambiente di lavoro, a scuola, nel vicinato, nella propria parrocchia ma non gli amici degli amici né tanto meno gli amici degli amici degli amici. Ma se si entra in un social network come Tribe o Friendster e si invitano i propri conoscenti a farne parte questo diventa immediatamente possibile, perché il software comincerà a rendere visibili connessioni di secondo o terzo grado che prima erano nascoste. E proprio la visualizzazione di queste nuove connessioni può generare intrecci interessanti e impensati.


Quali sono a suo giudizio gli esempi più riusciti – e a cui dovremmo aspirare – di online social network?

Be’, prima di tutto bisogna fare una distinzione tra il social software – ovvero ogni strumento che supporti l’attività e le interazioni all’interno dei gruppi – e il social networking software – quello dei vari Ryze, LinkedIn e altri – che è solo un aspetto del più ampio contesto del social software. Al riguardo giudico Dodgeball.com (un network avviato a New York ed estesosi ad altre dodici città americane ma non ancora sbarcato in Europa) come uno degli esempi più riusciti: si tratta di uno strumento che consente di creare social network fra i possessori di cellulari, aiutando la gente a coordinare le proprie attività con amici, colleghi, parenti. E’ uno fra i social network migliori poiché mostra e sfrutta molto bene il potere di aggregazione di questi strumenti attraverso l’uso del telefonino, l’apparecchio più ‘sociale’ che chiunque di noi possieda.

In quali aree i social network hanno la possibilità di attecchire e svilupparsi al meglio: nel campo del business e delle professioni, nell’arena dei patiti di tecnologia o fra la gente comune, semplicemente in cerca di amici, di relazioni amorose o di consigli per la vita di tutti i giorni? In altre parole, funzionano meglio i modelli a largo spettro sociale come Friendster e Tribe.com o quelli professionali come LinkedIn e Ryze?

Non deve necessariamente essere una scelta tra un modello piuttosto che un altro. Gli umani sono fondamentalmente esseri sociali, così se riusciamo a incrementare le loro capacità sociali le ricadute si avranno in ogni ambito: lavorativo, sentimentale, ludico, familiare.
Detto ciò, tutti gli esempi da lei citati sono ahimé arbitrari, estremamente formalizzati e scevri dal loro contesto. Dubito che qualcuno di questi sarà ancora attivo e riconoscibile nella sua forma attuale da qui a cinque anni. Le reti di socializzazione per vie digitali debbono aderire molto di più ai modi in cui le persone effettivamente conducono la loro vita sociale, piuttosto che dover chiedere a noi di adeguarci a uno stupido modello in cui ci vengono chieste cose del tipo: “Giudica questa persona in una scala da 1 a 5”.

Le relazioni sociali vengono ora esplicitate e analizzate usando dei software di tracciamento e mappatura in grado di catturare e rappresentare – anche graficamente - le interazioni dei vari membri all’interno di un gruppo in tempo reale. La visualizzazione della posizione di un individuo all’interno di un gruppo può portare a una maggiore consapevolezza del proprio ruolo e della propria importanza strategica all’interno di questo gruppo, sia esso un team di lavoro o una cerchia di amici?

Sì, assolutamente. Un mio studente ha per esempio fatto un grafico delle relazioni che si erano venute a creare fra un centinaio di volontari di un’organizzazione di carità attivi su un progetto comune e si è così potuto verificare chi erano i meno connessi per riuscire a integrarli meglio nello sforzo comune.
Ma le cose più interessanti sono emerse dagli studi di una società, la Knetmap (www.knetmap.com), che ogni settimana invia email ai dipendenti di varie aziende in cui chiede cose del tipo: “Se avessi un problema su questa o quella questione a chi ti rivolgeresti? In base alle risposte si riesce già ad avere una prima fotografia del network di lavoro con i suoi “nodi caldi” e più le domande si fanno approfondite più si riescono a evidenziare gli esperti del network in una modalità non gerarchica. Il più delle volte ci si accorge che i capi sono spesso disconnessi dal vero flusso di informazioni del network.
Come in ogni cosa relativa alla socializzazione c’è comunque un rischio oltre che un’opportunità in tutto ciò; il rischio in questo caso è che nel momento che rendi evidente qualcosa, automaticamente le persone entrano in una dimensione competitiva.
Così, per esempio, in ogni sito di social networking che cataloga i propri membri in base al numero di contatti che ciascuno è riuscito a crearsi ti ritrovi con la gente che fa a gara per ottenere il numero di contatti maggiore; in questo modo, la descrizione formale della struttura di un social network porta con sé la possibilità di distruggere proprio la cosa che dovrebbe venire misurata.

Per rendere un social network sufficientemente affidabile la necessità di palesare la propria identità deve superare l’amore per l’anonimato sviluppato in questi anni dai cybernauti. Possiamo quindi considerare la reputazione come il valore più alto di un approccio legato allo sviluppo dei sociali network, così come avveniva in fondo un tempo, nelle comunità ristrette? E in questo caso, quanto effettivamente affidabile può essere un network?

Be’, il problema quando oggi si tratta di applicare la tecnologia a valori come la fiducia e la reputazione è che si dà per scontato che la fiducia o la reputazione possano essere create di per sé, indipendentemente da tutto il resto; invece sono un effetto secondario delle relazioni umane. L’identità, come lei sottolinea, svolge un ruolo chiave: sarò in grado di ritrovare questa persona? E lo stesso vale per il contesto: cos’altro so di questa persona? Per la familiarità: da quanto tempo la conosco? Per il luogo: dove interagisco con questa persona? E per l’ambito sociale: quali conoscenze comuni abbiamo?
Se stai per entrare in contatto per la prima volta con qualcuno, sarà più probabile che tu ti possa fidare di lui o di lei se conosci il suo nome, se avete degli amici o delle conoscenze comuni e se entrambi appartenete allo stesso gruppo. E questo vale sia online che offline, per questo il lavoro importante da svolgere riguardo alla fiducia sta nel creare situazioni che portino a sviluppare la fiducia, non nel tentare di manipolarla direttamente.

I social network sembrano aver suscitato l’interesse dei venture capitalist, che stanno così tornando a investire in attività sulla Rete. Ci dobbiamo attendere una nuova “bolla”, nell’approccio se non negli effetti?

Sì, credo che peraltro stia già avvenendo. Judith Meskill sul suo weblog (http://socialsoftware.weblogsinc.com/) ha elencato oltre un centinaio di programmi basati su tecniche di social networking e non c’è modo perché possano sopravvivere tutti. Questa volta però sappiamo che caratteristiche ha una “bolla” economica, quindi il mio consiglio è: sedetevi e godetevi lo spettacolo.


Fascione: I più importanti social networks

Ryze (www.ryze.com): Uno dei siti pionieri di social network in ambito professionale; creato nel 2001 da Adrian Scott attraverso un suo investimento privato, conta 120mila membri attivi. Inizialmente focalizzato sulla comunità high-tech, oggi attira liberi professionisti, dirigenti d’azienda, piccoli e grandi imprenditori di ogni settore. Gli iscritti possono raggrupparsi a seconda dei loro interessi professionali, della sede di lavoro, degli attuali o passati datori di lavoro. L’accesso e l’utilizzo del servizio sono gratuiti ma chi sottoscrive un abbonamento ha servizi aggiuntivi che consentono di individuare meglio nuove opportunità di lavoro.

LinkedIn (www.linkedin.com): un altro social network di taglio professionale. Si accede – gratuitamente - su invito di un amico o di una conoscenza. Anche in questo caso vengono visualizzate le connessioni del proprio network professionale fino al quarto grado di separazione. Per esempio: se al primo grado un iscritto conta 15 contatti diretti fra amici, colleghi e soci in affari, al secondo grado potrebbe già averne oltre 200, al terzo grado oltre 20mila e al quarto grado oltre 200mila, sparpagliati un po’ ovunque nel mondo.

Friendster (www.friendster.com): il più popolare sito di social networking ad ampio spettro, consente di farsi nuovi amici o cercare un partner attraverso una rete di mutue amicizie e conoscenze. Il quartier generale della società, fondata da Jonathan Abrams e supportata da una serie di venture capitalist, è nella Silicon Valley. L’accesso è gratuito e aperto a chiunque.

Tribe (www.tribe.net): contende a Friendster la palma di social network più diffuso. I suoi membri si suddividono in tribù a seconda dei più svariati interessi; così per esempio si trova la “cabala degli sceneggiatori” (attualmente con 165 iscritti) o il “club degli appassionati di cucina asiatica domestica” (con 258 iscritti).

ItaliansOnline: Il primo social network italiano è dedicato a tutti i connazionali espatriati o che vorrebbero espatriare. L'idea è nata un anno fa a Parigi tra un gruppo di amici in occasione di una delle pizzate di Beppe Severgnini. Oggi raccoglie oltre 7000 persone in quasi 60 sezioni diverse, sparse nei 5 continenti.
Sviluppato in open source è interamente autogestito; è dotato di un meta-motore capace di generare in pochi click una nuova sezione, attribuendone i poteri di amministrazione a chi ne fa richiesta e dimostri buona volontà. I suoi membri lo utilizzano per organizzare eventi e incontri in tutto il mondo: tornei di calcio, pic-nic sulla Senna, aperitivi ad Amsterdam, safari in Australia, iniziative di solidarietà.


BOX: IL SOCIAL NETWORK DI DADA

Partirà ufficialmente a settembre il social network per il grande pubblico promosso da Dada attraverso la community di Supereva, che già conta due milioni e mezzo di iscritti. Saranno i loro i primi a poter utilizzare il servizio, attualmente avviato in fase sperimentale.
“E’ l'evoluzione del concetto di community”, spiega Paolo Barberis, presidente di Dada, “ma anche un nuovo modo di vivere il Web, soggettivizzandone l’esperienza e uscendo dalla logica generalista e anonima del portale. Ora tutta l’attenzione viene concentrata sul navigatore, che diventa così il fulcro della propria rete di relazioni”. Per questo gli utenti di Supereva potranno eleggere come pagina principale la loro pagina personale (e non più quella del portale), con tutti gli arricchimenti concessi dalla tecnologia online: il weblog, l’album fotografico digitale, il proprio profilo personalizzato, la propria rubrica di contatti. Mentre il motore di ricerca di Supereva, Arianna, sarà adattato per scandagliare le informazioni contenute in questo arcipelago umano.
“Stiamo offrendo un modo per crearsi una propria vita e una propria identità in Rete, amplificandone la portata e consentendo alle persone di arrivare a conoscersi e comunicare fra loro nella maniera più semplice possibile”, dice Barberis, “Naturalmente un tale approccio scardina l’anonimato, perché una volta che fai parte di un ‘trusted network’, cioè di un network di fiducia, non puoi più permetterti di essere un personaggio etereo, virtuale, ma diventi una presenza fisica certificata dal giro dei tuoi amici.”
Il social network di Dada, a cui si potrà accedere su invito, presenterà tre sezioni: una dedicata ai propri amici e familiari, una al lavoro (utile anche per chi cerca un primo impiego) e una alle relazioni amorose (in cui confluiranno anche i 750mila iscritti della comunità di dating online Incontri Supereva): “Ma alla fine saranno gli utenti stessi a creare le loro mappe di relazioni”, dice Barberis, “autoselezionandosi e autocatalogandosi in base ai loro specifici interessi, passioni, amicizie e inimicizie”.
Arianna Dagnino





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