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Si chiama podcasting. E' l'emittente libera che ciascun utente può creare online. Tra musica e talk show. La racconta il suo ideatore.
Internet si sta facendo un sacco di nemici e pare non curarsene. Dopo aver rotto le uova nel paniere alle major discografiche sta ora insidiando il sistema radiofonico attraverso la nuova pratica del podcasting: cioè la possibilità di creare show radiofonici anche standosene in casa e poterli trasmettere gratuitamente e globalmente attraverso la Rete. Pioniere e “padre creativo” di questo nuovo genere di broadcasting digitale è un volto noto della tv, Adam Curry, americano cresciuto in Olanda, ex celeberrimo veejay (vj) di Mtv con una segreta – e ora del tutto manifesta - passione per la tecnologia. La scorsa estate Curry si è messo in testa di fare uno show radiofonico che fosse fruibile via Internet attraverso il suo weblog (http://live.curry.com). Detto fatto. Con l’aiuto di qualche amico blogger ha messo a punto un software (battezzato iPodder e già scaricato gratuitamente da 500mila internauti) che consente di distribuire contenuti audio (che siano compilation di brani musicali, talk show, chiacchierate o monologhi registrati) direttamente su qualsiasi computer e, da qui, automaticamente, su qualsiasi lettore Mp3 (quindi non solo iPod, il lettore di musica portatile di Apple da cui deriva il nome di podcasting: iPod+broadcasting). Il che significa che ti puoi svegliare al mattino e, prima di andare a lavorare, trovare sul tuo iPod o lettore Mp3 (collegato a Internet via computer durante la notte per il download) nuovi podcast da ascoltare in macchina, in treno, in palestra.
Oggi Curry (40 anni), con il suo radio show quotidiano via Internet in cui ogni tanto mescola persino la voce dell’anziana mamma intenta a fare le pulizie di casa o quella della figlia Christine che sta facendo i compiti, è il più seguito e famoso podcaster del mondo (50mila persone scaricano il suo giornaliero “delirio” digitale, meglio noto come “Daily Source Code”). Ed è anche il più “libero” dei conduttori “radiofonici” di nuova generazione: registra i suoi podcast dal suo castello in Belgio, mentre guida la macchina o sta sorseggiando l’ennesima tazza di caffé in un cottage alle porte di Londra. Una libertà che, sostiene Curry, potrà presto rivelarsi molto profittevole.
D. Per molti il podcasting - questo nuovo modo di trasmettere via Web talk show, notizie e musica – è la vera "next big thing" (la prossima grande cosa). Ovviamente lei è fra questi...
R. C’è una rivoluzione in onda: le barriere distributive che hanno finora disegnato il mercato e, spesso, dettato la fruizione stanno lentamente sbriciolandosi. Questo sconvolgimento garantirà successo – e magari qualche profitto - a tutti coloro che sono in grado di creare contenuti intriganti e degni di nota e non necessariamente solo a quelli che “detengono” la licenza delle frequenze (il vostro Presidente del Consiglio?). Sì, direi proprio di sì: il podcasting è la “prossima grande cosa”.
D. Doc Searls, grande esperto della Rete, ha coniato per il podcasting un nuovo acronimo: "Personal Option Digital 'casting’". Sottolineando in pratica la personalizzazione estrema dell’ascolto. E’ questo lo scenario verso cui ci stiamo movendo?
R. Assolutamente sì. Vede, la nascita di queste forme di scelta e personalizzazione del tipo di trasmissioni e di contenuti che si vogliono (e si possono) ascoltare sono un effetto – ma al tempo stesso la causa - della crescente inadeguatezza delle tradizionali trasmissioni radiofoniche. Questo nuovo sistema cancella la necessità di utilizzare potenti mezzi di trasmissione – per intenderci quelli da “broadcasting” - e di sottostare a una distribuzione centralizzata; spingendo, come in un loop, verso un’ulteriore frammentazione e personalizzazione dell’ascolto.
D. Proprio questa accresciuta libertà di trasmissione potrebbe avere forti ripercussioni sul sistema economico dei potentati mediatici. Anche lei pensa – come azzarda qualche commentatore – che il podcasting ucciderà l’attuale sistema radiofonico ("kill the Radio System")?
R. Probabilmente ucciderà il sistema ma certamente non il talento. Anzi, d’ora in poi per il talento ci saranno molte più occasioni e possibilità per farsi apprezzare e, di riflesso, ci sarà più talento a disposizione da condividere. La cosa stupefacente è che adesso chiunque può mettersi in gioco con un investimento tecnologico estremamente ridotto: bastano un microfono, un computer e un software per l’editing; tutto il resto lo fa la Rete.
D. Lo “scippo” di spettatori alla Tv da parte di Internet è ormai cosa nota. La Rete è destinata a sottrarre fette sempre più consistenti di ascoltatori anche alla radio?
R. Per certi aspetti è già accaduto: le nuove generazioni stanno già ignorando la radio perché annoiate da quello che ascoltano e sempre più si sintonizzano sui loro lettori di Mp3, con le loro compilation personalizzate. Adesso il tutto non può che essere ancora più intrigante ora che oltre alla musica si possono “ricevere” (cioé “scaricare” dalla Rete) veri e propri talk show radiofonici, alcuni dei quali eccellenti sia dal punto di vista tecnico che dei contenuti.
D. Può farci qualche esempio di quello che per esempio ama “ascoltare” lei? Quali sono i suoi podcaster preferiti?
R. E’ presto detto: “Dawn and Drew Show”, trasmesso da una coppia di trentenni da una fattoria sperduta nel Wisconsin, “Reel Reviews” - i film, nuovi o classici, da non perdere – “Rock n roll geek show”, il miglior rock’n roll di tutti i tempi direttamente da un fan del genere e, ultimo ma non per importanza, “Yeast Radio”, le amenità verbali e i resoconti lesbo della più celebre drag queen di Chicago.
D. quando – come ipotizza Searls - “un giorno, forse nemmeno troppo lontano”, i tradizionali broadcaster commerciali si sentiranno minacciati dal podcasting”, cosa succederà? Lei peraltro ha conosciuto il sistema radiotelevisivo dall’interno…
R. I broadcaster tradizionali – almeno i più attenti all’evoluzione tecnologica e sociale - si sposteranno gradualmente verso questa nuova forma di distribuzione. Alcuni forse la troveranno persino liberatoria e rigenerante. Naturalmente è un processo che richiederà diversi anni di assestamento durante i quali gli investimenti (e i relativi profitti) dovranno cominciare a fluire attraverso i nuovi “canali”.
D. Neppure la RIAA (l’associazione delle major discografiche americane) vede di buon occhio l’avvento del podcasting. Anche se molti podcaster tendono a utilizzare solo musica libera o distribuita sotto la licenza Creative Commons, ve ne sono tantissimi che, pur in versione gratuita, trasmettono musica protetta da copyright. Questi rischiano di avere gli stessi problemi giudiziari che stanno avendo i più attivi esponenti del “file-sharing”?
R. Sì, ma solo perché in realtà la RIAA non dà la possibilità di pagare i diritti per l’utilizzo di materiale audio protetto da copyright. Per questo da un lato le leggi vigenti vengono aggirate e dall’altro sempre più podcaster tendono a promuovere “altra” musica, quella che in gergo chimiamo 'podsafe', ovvero non protetta dal tradizionale copyright e che, potendo essere acquistata direttamente da chi la crea e la produce, garantisce all’autore il 90% degli introiti, in opposizione al 3% che le etichette tradizionali sono disposte a riconoscere.
D. podcasting non riguarda solo la “trasmissione” di materiale audio ma anche la distribuzione gratuita a mezzo anche di immagini e filmati. Ci sono applicazioni in questo campo come Vogbrowser che offrono video feeds (come gli RSS - Really Simple Syndication per le news testuali), a cui gli utenti si abbonano per ricevere automaticamente aggiornamenti e novità sul proprio computer. Questo sistema potrà avere un impatto anche sul business ancora in embrione del “video on demand”?
R. E’ probabile. Il meccanismo di base è lo stesso del podcasting tradizionale ma ci vorrà ancora un bel po’ di tempo, perché a oggi l’ampiezza di banda e le dimensioni dei dischi rigidi non sono ancora sufficienti perché il fenomeno prenda piede come sta accadendo con la trasmissione audio. La mia stima è che ci vorranno ancora tra i cinque e i dieci anni.
D. In tutta sincerità, Signor Curry: dopo l’entusiasmo iniziale per il nuovo sistema e la celebrità acquisita grazie al nuovo “canale”, si diverte ancora a fare podcasting?
R. Assolutamente sì! Per metà della mia vita sono stato un conduttore. E non è mai stato così facile e divertente come oggi. Lavoro quando voglio, dove voglio e vedo di fronte a me un futuro radioso, ricco di floride opportunità di business. Perché, da qui a poco, milioni di dollari e di euro inizieranno a spostarsi e fluire lì dove si sta spostando l’audience. Ovvio, ci vorrà un po’ di tempo, ma non tantissimo: basterà aspettare che la “prossima grande cosa” diventi davvero grande.
Arianna Dagnino
FASCIONE
Gli archivi mondiali dei podcast
Le principali directory dedicate espressamente al podcasting sono www.ipodder.org, www.podcasters.org e www.podcast.net, dove sono registrati e recensiti i principali siti che rendono disponibili i loro podcast per il download.
La comunità internazionale dei podcaster
La più attiva comunità creatasi intorno al fenomeno del podcasting PodcastAlley.com. Ogni giorno stila una classifica dei 10 podcast più popolari online e lo show di Adam Curry è sempre fra loro. Quando Curry segnala sul suo weblog un podcaster per lui interessante il numero di download di quel particolare podcast raddoppia immediatamente dopo la sua menzione.
I pionieri del podcasting in Italia
Qix (www.qix.it): sito di news tecnologiche tenuto da tre fratelli milanesi, primi sperimentatori del podcasting in versione italiana. “Trasmettono” talk show fai-da-te mescolando cultura digitale, brani di musica reggae degli anni ’60, jazz degli anni ’30, spezzoni di programmi radio degli anni ‘40. L’ultimo podcast contiene un’intervista all’autore di gialli Lawrence Block e brani rock di Julian Hatfield e dei Tuesday Suits.
La musica colta vive sul podcast
Da capo al fine (www.dacapoalfine.it) è un sito di musica classica che proprio tramite il podcasting sta riuscendo a conquistare nuove fette di ascoltatori anche fra il pubblico giovane. “Il miglior podcasting italiano, un piccolo gioiello di fronte al quale inchinarsi” è stato il commento sul loro ultimo podcast, dedicato alla violinista Isabella Piccioni, da parte di di Antonio che con il suo Pendodeliri (www. pendodeliri.splinder.com), vero pioniere del genere in Italia, si è conquistato il titolo di protopodcaster.
Anche le radio vogliono il podcasting
Diverse emittenti radiofoniche, tra cui la Air America, la BBC e la Canadian Broadcasting Corporation (CBC), hanno iniziato a sperimentare le nuove vie del podcasting. La BBC ha già trasmesso via podcast uno show sulla storia molto ascoltato, “In Our Time”, mentre la CBC ha iniziato con “Nerd”, un programma di tecnologia, che è gia stato. Da metà gennaio è disponibile olnline via podcast anche il celebre talk show di Bob Garfield prodotto dalla WNYC (la New York Public Radio), “On the Media”, e trasmesso dalla National Public Radio americana.
Podcasting fa rima con advertising
Persino le aziende pensano che il podcasting possa essere un efficace canale per la promozione del loro marchio. E’ il caso per esempio del produttore di birra Heineken, che ha iniziato a rendere disponibili sul proprio sito podcast dei più celebri dj come parte della sua campagna promozionale.
Documento: Adam Curry - Intervista/Interview
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