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Dall'originale francese, "Ma Passion Africaine", la storia di una donna che sposa il capo tribù di una comunità del Camerun ed entra nel suo harem, scegliendo di trascorrere la sua vita in questo angolo d'Africa. Il resoconto della sua esperienza è soprattutto un canto d'amore per una terra e per un intero popolo.
Primo Capitolo:
- E il capo, quante altre mogli aveva oltre a lei? Quando lei l’ha sposato ne aveva già dieci, venti, cinquanta?
Non lo so. Venticinque all’incirca. Non si teneva una contabilità. Alcune restavano presso la chefferie tutta la vita, altre se ne andavano dopo qualche mese, o qualche anno. In realtà, non so quante fossimo. Fra le mogli mie compagne ve n’erano alcune che amavo e che sono rimaste mie amiche anche dopo la morte di nostro marito. Altre che mi erano indifferenti. Altre ancora che ho dimenticato.
- Ma come ha potuto lei, una donna bianca, una francese, d’origine protestante, laureata, divorziata, madre di due bambini – anche loro francesi – vivere quasi dieci anni dentro un…
Dentro un “harem” vuole dire? Un “gineceo”? In Camerun una chefferie non ha nulla a che vedere con l’immagine di famiglia poligama che si ha in Occidente. Perché ho sposato il capo tribale dei Bangangté? Perché l’amavo, tutto qui. E poi, questo tipo di domande la gente non se le pone nel mio Paese, in Africa non ci si pensa. Lei provi a chiedere a un africano:
- Che ci faceva questa donna bianca in una chefferie poligama?
Le risponderà semplicemente:
- Dio solo lo sa.
[continua...]
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